Qr Code: presto entrerò in tutte le case
A vederlo sembra un quadrato composto da tanti puntini neri.
Ma se lo si inquadra con la fotocamera del telefonino, si trasforma e racconta tutto di sé. Si chiama Qr Code ed è l’abbreviazione inglese di «quick response» (risposta rapida):
l’erede del codice a barre.
E lo vedremo stampato sulle etichette dei capi d’abbigliamento e dei prodotti alimentari, sui manifesti pubblicitari, sulle pagine di Panorama (già dalla prossima settimana).
Già perché il Qr Code permette di accedere a un’infinità di informazioni che non troverebbero spazio, contenuti che arrivano da internet direttamente sullo schermo del telefonino.
Ecco come funziona.
Per prima cosa bisogna installare sul cellulare uno speciale software in grado di interpretare il Qr Code: programma gratuito e facilmente scaricabile dal web (basta digitare Qr Code su Google per rendersene conto);
ce ne sono per tutte le marche compreso l’iPhone della Apple e il Blackberry.
Non resta che inquadrare il codice con la fotocamera del cellulare e scattare una foto.
Il software legge il codice e catapulta il telefonino sul web. Così un’inchiesta giornalistica di Panorama potrà prendere vita sul display con approfondimenti audio-video trascinando il lettore in una esperienza multimediale. Basterà solo inquadrare quello strano quadratino al termine dell’articolo. Una rivoluzione che sta contagiando marketing, pubblicità e grande distribuzione.
La svedese Ikea, per esempio, negli Stati Uniti ha pubblicato il Qr Code su una serie di volantini pubblicitari: fotografando il codice si ottiene un coupon di sconto da detrarre alla cassa.
La Pepsi, in Danimarca, ha realizzato una campagna pubblicitaria con il Qr Code: basta un clic e arriva un buono per una bibita gratis sul display; in più le informazioni sui concerti sponsorizzati dalla Pepsi a Copenaghen.
La McDonald’s negli States ha messo il Qr Code sulle confezioni degli hamburger, così chi vuole può sapere le informazioni nutrizionali con un semplice clic sul telefonino.
La H&M, oltre a pubblicarlo sulle etichette degli abiti, ha preparato una campagna di affissioni che insieme a modelle e vestiti ritrae Qr Code giganti.
Si possono inquadrare anche mentre si è sul tram. Così le offerte e gli sconti del momento rimangono nella memoria del cellulare.
Il Qr Code può contenere fino a 4.296 caratteri di testo. Così chi lo pubblica su un biglietto da visita può anche veicolare, per esempio, il proprio curriculum, oltre ai numeri di telefono e gli indirizzi.
Il Qr Code è stato inventato dalla società giapponese Denso-Wave nel 1994, ma è risultato strategico con l’arrivo dei telefonini con fotocamera. Manderà in pensione il codice a barre: l’età ce l’ha, compie giusto 61 anni.
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